Sarebbe stato bello essere.

Potremmo star chiusi in una botola a non sentire tutto il mondo che esplode e guardarci implodere, lentamente, sotto il peso di un tetto troppo grande e di mura troppo vuote.
Chiudere le porte dall’interno e non permettere a nessuno di entrare, ché nessuno potrebbe mai fermare il tremolio di queste mani.
La stanchezza scende giù per i fianchi, camminare risulta ormai faticoso e inutile
e guardare oltre la finestra brucia alle retine.

Giorni interminabili e vuoti,
E occhi vitrei, bianchi come il gelo invernale arrivato a primavera, come pelle secca e screpolata che come velcro s’incollano ad un punto, senza abbandonarlo.

Per tutte le volte che i giorni son passati male, per tutti i giorni che non vogliono passare, che si ancorano al tempo e invecchiano notevolmente il viso,

Oggi il sole non cala, le stelle non brilleranno e i miei occhi resteranno assenti, alla ricerca del momento della partenza.

Della fuga.

Brindiamo a noi, ai chilometri bruciati, alle storie finite, a quelle sbocciate.
Ai tuoi discorsi senza fine e ai miei silenzi.
Fuori piove, il vento tira giù dagli alberi le foglie e tutto intorno gela.
Allora ci concediamo ancora un altro brindisi.
A noi,agli abbracci mancati,agli abbracci ritrovati.
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Brindiamo a noi, ai chilometri bruciati, alle storie finite, a quelle sbocciate.

Ai tuoi discorsi senza fine e ai miei silenzi.

Fuori piove, il vento tira giù dagli alberi le foglie e tutto intorno gela.

Allora ci concediamo ancora un altro brindisi.

A noi,
agli abbracci mancati,
agli abbracci ritrovati.

Ninna nanna contro il vento.

Ti mando sogni d’argento, per tutte queste notti scure.

Te li mando via  col vento.
Arriveranno lì da te e ti sussurreranno all’orecchio, soffici, di abbandonarti ai pensieri. Di darti tregua temporanea.
Di sorridere piano, con il viso nel cuscino.
Poi ti rimboccheranno le coperte.
E allora sarò lì con te.

Per sempre.

Senza destinatario.

Mi fermo e ti scrivo.
Per poterti dire come sto e potermi liberare un po’ del peso della mia anima pigra.
Ho tanti modi per scriverti, ma in questo modo sarà più semplice, più diretto.
In questo modo, forse, mi ricorderò di contattarti, di mandarti un messaggio,un segnale di vita, anche se breve e momentaneo.
Mi sforzerò di raccontarti, di raccontarmi la vita.
Ti prego, però, di aiutarmi, a tua volta, a capirla.
Con amore,
Averti a casa è, per me, l’eterna pace.
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Averti a casa è, per me, l’eterna pace.

Take a breath, make a wish
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Take a breath, make a wish

Storia di una tempesta.

Fiori gialli, prati sconfinati.
Riesci ad abbracciare tutto l’universo, in uno sguardo, da qui.

Le ombre tra qualche ora toccheranno il suolo, tu potresti insegnarmi a pedalare?
Andare in bici non è mai stato il mio forte e tra poco sarò troppo grande per iniziare.

Per quanto tempo potró ancora star qui, aggrovigliandomi a te sul prato smeraldo; correre giù dalla collina avvinghiata alla tua mano, sperando di impigliarmi in un soffio d’aria qualsiasi che mi faccia perdere l’equilibio e mi faccia rotolare giù;
per quanto tempo potró riavere la giovane ingenuità, che il tempo e le circostanze hanno osato portarmi via?

"Ho scritto una canzone per te
è un eterno appuntamento in stazione
con il caldo che picchia e un occhiale da sole
e i tuoi occhi lontani dal rumore
di una canzone più bella, molto più bella di così
che non ricordo, non ricordo più
che bella cosa che era e che è
quando io sto in silenzio
o quando
la musica sei tu."
Lodo Guenzi
Ovunque vorrai, 
ci sarà un mondo intero per noi.
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Ovunque vorrai,

ci sarà un mondo intero per noi.

Voli pindarici.

Potrei parlarti, ma capita che le parole si facciano intendere male, che le lettere si accartoccino l’una sull’altra.
Come fare ad essere sinceri con se stessi, quando anche il cielo ti ricatta, sventra le parole, prive di suono, inermi, sull’asfalto bruciato.

Magari se parlassi tu sarebbe tutto più facile, penso.

Non saprei da dove partire, per dirti che perdere il treno è l’ambizione più alta che io possa avere, non riuscire a correre dietro i vagoni, rimanere a guardare le tue pupille dilatarsi, prendere la forma della luce dell’alba, che ci ha accompagnati fin qui, fino alla soglia di questo viaggio senza fine.

C’è una casa, laggiù, che ci ha visti vivere, che è lentamente diventata nostra.
Metteranno in vendita anche quel piccolo angolo di vita, di noi resteranno le canzoni urlate la notte, le strade deserte, le porte bianche, le chiavi e la paura di morire.

E se mettessero in vendita anche tutto questo, di noi, resterebbe quel che gli ostinati continuano a chiamare nulla, ma che, per noi, è ancora il tutto che ci serve per salvare tutto il resto.